| Le oasi naturali |
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L'Oasi Faunististica di Macugnaga e' nata alla fine degli anni sessanta per favorire la reintroduzione dello stambecco, allora quasi scomparso in questo settore delle Alpi. Gli esemplari liberati nell’arco di più anni provenivano dalla Valsavarache, nel parco del Gran Paradiso, dove viveva una delle ultime colonie delle Alpi. Gli animali, trovando idonee condizioni ambientali, si sono riprodotti colonizzando l'intera alta Valle Anzasca. Si possono osservare nella tarda primavera e in autunno mentre sono a bassa quota; nella stagione invernale sui versanti ripidi, ben esposti al sole. Gli stambecchi si cibano di graminacee e, in inverno, arbusti nani e ginepro. In giornata è possibile percorrere l’intera oasi fino ai ghiacciai e ammirare il Lago delle Locce, formato all’interno del solco lasciato dal ghiacciaio Belvedere in ritiro; ancora oggi una parte della sponda è formata da ghiaccio. L’oasi faunistica si sviluppa in alta Valle Anzasca, ha una estensione di 2.750 ettari circa.
La nascita di questa oasi, a differenza di quella del Bosco Tenso che ha origini antiche, risale ai primi anni novanta, quando un gruppo di allievi delle scuole elementari di Malesco e Zornasco propongono di sistemare e ripulire la zona umida in località Pian dei Sali a Finero. Nel 1997 si firma la convenzione tra il WWF ed i sindaci delle Amministrazioni Comunali di Malesco e di Villette per la gestione dell’Oasi Naturale didattica Pian dei Sali che viene ufficialmente inaugurata il 6 giugno 1999. Il Pian dei Sali si sviluppa su un’area di circa 15.000 mq sull'altopiano che separa la Valle Vigezzo dalla Valle Cannobina. Amministrativamente appartiene ai comuni di Malesco e Villette e alla Comunità Montana Valle Vigezzo ed è per questo motivo che viene inclusa nelle nostre pagine. Particolarità di questo territorio è uno strato superficiale del terreno; formato da depositi di origine morenica, presenta una scarsa permeabilità e di conseguenza favorisce il ristagno dell’acqua che, nel periodo delle piogge primaverili ed autunnali, riempie le depressioni del terreno originando piccoli acquitrini. Data la particolare posizione geografica questo punto funge da catino di raccolta per le acque piovane. Vi sono anche delle sorgenti in profondità; infatti, sul pendio a sud-ovest troviamo un pozzo che alimenta l'acquedotto di Finero (la falda è situata a 18 m di profondità). Un tempo questa zona umida era molto più ampia e consistente; il terreno era costantemente ricoperto di acqua. Anche l'etimologia del nome ci dà una conferma: Pian dei Sali deriva infatti da "Pian dei Salici", essenza tipica di una zona umida. In passato la piana era utilizzata per il pascolo, quindi gli unici alberi che riuscivano a sopravvivere, a crescere erano i salici, favoriti dall'abbondanza di acqua.
Questa oasi faunistica diventata ufficialmente protetta nel 1990 e gestita dal WWF, ha origini molto lontane; infatti bisogna andare indietro nel tempo fino al XIV secolo per capirne le origini e restare meravigliati di quanto fosse importante, oggi come allora, questo fazzoletto di terra situato nella bassa Val d'Ossola nel Comune di Premosello Chiovenda. Un'ordinanza firmata da Filippo II° di Spagna il 4/11/1572 cita testualmente: "Nessuno osi tagliare legna o raccogliere qualsiasi foglia e asportarli da detti luoghi Tensati" riferendosi al "bosco di legname nel comune" di Premosello. Dunque il Bosco Tenso era "tensato", cioè soggetto a vincoli già nel 1572 e forse anche dal 1378, visto che gli statuti del ‘500 furono in parte presi "dagli antichi loro ordini approvati dagli illustrissimi feudatari di detta giurisdizione, perché detti ordini stessi antecedenti" ottenessero "un maggior rispetto". Perché il Tenso fosse protetto, è facile capirlo: essendo sulla riva del Toce, salvava le coltivazioni dalle piene del fiume. Si estende su una superficie prevalentemente pianeggiante per un totale di 23 ettari, è bagnato dal fiume Toce che ne lambisce un lato per circa 3 chilometri; inoltre vi scorrono il "Rio dei Rughetti" e il "Rio del Ponte". La vegetazione è ricca: su tutta l'area si estende un fitto bosco misto di latifoglie. In alcuni tratti di bosco si riscontrano presenze quasi monospecifiche di Frassini, Tigli ed Ontani bianchi. Lo strato più elevato del bosco è formato in prevalenza da Frassini, Tigli selvatici, Querce, Pioppi neri, Salici, Ontani bianchi, Olmi di montagna, Aceri, Ciliegi. Lo strato intermedio arbustivo comprende Noccioli, Tigli selvatici, Gelsi inselvatichiti, Ciliegi, Ginestre spinose, Pioppi ibridi, Frassini, Rovi. Lo strato inferiore è composto da suffrutici e specie erbacee, indigene ed esotiche. La fauna che popola il bosco è tipica della Bassa Ossola : volpi, lepri , caprioli, tassi e scoiattoli. |
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