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Sep 09th
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Il popolo Walser Stampa E-mail

ImageÈ un'emigrazione sui generis per l'epoca (i primi anni del '200). Portano solo gli attrezzi del lavoro, già consumati dal lungo impiego per i dissodamenti, i tagli dei boschi, le irrigazioni, il tracciamento dei sen­tieri e l'alpicoltura. Lenti ma costanti, svalicano sulle praterie di Bettelmatt.

Discendenti da antiche tribù alemanne, dove siano nati resta un mistero, ma la culla geografica e sociale fu sicuramente l'estremo lembo settentrionale del Vallese che si incunea nel massiccio centrale delle Alpi. Qui si sono ritagliati il loro spazio vitale disboscando antiche foreste cresciute nelle stagioni del paleoclima caldo. Forgiati dalla necessità di sopravvivere, hanno affinato caparbiamente la loro eccezionale capacità di adattamento ai rigori e alle difficoltà dell'ambiente. Il  Gries era un valico facile e domestico. Il ghiacciaio del Blinnen è ancora lontano e li insidierà solo qualche secolo dopo, con l'avanzata della "piccola glaciazione".

Arrivati a Formazza e fondato il nuovo villaggio, eccoli subito di nuovo in marcia per reiterare l'operazione a Bosco Gurin, verso est, dove si inse­diano stabilmente consacrando la chiesa nel 1253. Ma i walser formazzini non si fermeranno nemmeno nei secoli suc­cessivi, spostandosi verso nuove mete ancora più a oriente, nelle valli dei Grigioni.

ImageL'altopiano formazzino conserva ancora tante antiche case di legno e la parlata cruda della patria originaria, soprattutto nel cuore delle gente che conserva saldamente le radici del passato. Infatti ogni anno, la pri­ma domenica di agosto, al Gries si rannodano i sentimenti nell'incontro con i cugini di Goms mentre nella Casa Forte, sulla strada che porta alla famosa cascata della Toce, le memo­rie del passato si rinnovano con esposizioni e incontri culturali. A poche ore di cammino da Formazza - un sentiero a mezza quota, verso sud passando da Antillone e Vova  - c'è invece uno dei "walser del silenzio", Salecchio. La strada, che ha cancellato in parte la mulattiera del 700, è arrivata troppo tardi. Ma anche d'inverno Salecchio Inferiore si rivitalizza estemporaneamente nella domenica della Candelora con un tref-fen che è un appuntamento di rigore per ossolani e non.

La fondazione di Macugnaga (che già nel 999 aveva una serie di alpeggi caricati d'estate) risale a pochi anni dopo quella di Formazza e quindi può essere collocata al secondo posto nella cronologia delle comunità delle Alpi italiane centro-occidentali.

ImageQui arrivarono dal Passo del Moro che con il Colle del Teodulo costituisce la porta storica per la penetrazione nelle vali meridionali del Rosa. Sono valichi d'alta quota, ma a quei tempi praticabili senza l'ingombro del ghiaccio. Una leggenda ricorda l'età felice, quasi da paradiso terrestre, che aveva preceduto il freddo e la crescita dei ghiacciai dal '400 all'800. A Macugnaga si racconta che l'acqua del Fontanone (sorgente ai piedi del Burchi) provenisse dalla Valle Perduta, che era un eden popolato da animali mansueti e tappezzato da rigogliosi frutteti. Per questo gli anziani del paese chiamano l'Anza (il torrente della valle) con il nome di Vischpu, Visp, il corso d'acqua che bagna Zermatt e Saas.

A Macugnaga le case di legno abbondano, vecchie di secoli, e spesso con la data incisa sul frontespizio. Tra le decine di abitazioni del '600 da segnalare quella di Borea, pregevole e intatta, diven­tata museo walser. Il nucleo storico è però il Dorf, accanto alla Chiesa Vecchia (che ha tracce medioevali) e al Vecchio Tiglio, sul vicino cimitero che ha una peculiarità: parecchi epitaffi ricordano le guide e gli alpinisti caduti sul Rosa, ma i cui corpi sono rimasti prigionieri dei ghiacciai.

ImageA differenza delle altre comunità walser, quella di Ornavasso non è in alta quota, ma sulle placide rive della Toce, al­l'apice meridionale dell'Ossola. È solo l'eccezione che conferma la regola poiché l'altimetria non è mai un criterio valido per giudicare l'attaccamento di un popolo alla sua storia. Tra i walser del bacino idrografico del lago Mag­giore rientra anche Campello Monti, alla testata dalla cusiana Valle Strona, fondato da quelli di Rimella valicando la Colma che unisce i due villaggi. Anche Campello dorme solitario nel lungo inverno; la cella campanaria è chiusa da solide persiane per impedire che il sof­fio delle slavine metta in frizer le cam­pane. Ma si racconta che qui i rintocchi li suonassero adagio. Proprio per non svegliare le valanghe.

Il grande sentiero

ImageIl grande sentiero Walser realizzato alla fine degli anni '80 dall'UNST (Ufficio Nazionale Svizzero del Turismo) e dalle sezioni italiane del CAI, è un itinerario escursionistico di grande respiro da Zermatt al Vorarlberg: una cinquantina di tappe per un complesso di circa 800 km in Italia, Svizzera, Austria e Liechtenstein. Un viaggio nel cuore dell'Europa sui sentieri dei Walser alla riscoperta di un'antica civiltà alpina. Un grande "abbraccio escursionistico" che unisce il reticolo delle comunità walser stabilitesi nel Medioevo nelle Alpi centrali e occidentali. In Ossola il "Grande Sentiero Walser" tocca Macugnaga, l'Alpe Devero, Formazza e Salecchio per poi proseguire, attraverso la Guriner Furka, per Bosco Gurin. Il percorso è segnalato con appositi cartelli e segnavia orizzontali "SW".

 
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Rif. Maria Luisa, in Val Formazza (clicca sulle foto).



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www.rifugi-bivacchi.com